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Stime in calo per gli utili delle aziende Usa |
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Domani inizia la stagione degli utili con i dati di Alcoa, durante la settimana altre blue chips comunicheranno gli utili del 1° trimestre 2012: Google (giovedi 12), JPMorgan e Wells Fargo (13 aprile). Secondo Thomson-Reuters la crescita degli utili per le aziende dell'S&P 500 nel 1° Trimestre del 2012 si dovrebbe attestare al 3,2% rispetto al 1° trimestre del 2011. Escludendo dal calcolo gli utili di Apple, la crescita globale degli utili scenderebbe all'1,8%.

Il settore Industrials con un +10,6% e il Consumer Discretionary (consumi ciclici) con un +6,6% sono quelli presentano la più alta crescita degli utili, di converso il peggiore risulta essere il Materials con un -14,7% (con Alcoa che darà il maggior contributo in negativo).
Ancora più prudenti le previsioni sugli utili del 1° trimestre da parte di Factset, la quale ha di recente abbassato le stime al -0,1% (escludendo gli utili di Apple la variazione sarebbe del -1,6%. Secondo Factset sette dei dieci settori registreranno un calo degli utili rispetto al 2011, i peggiori anche in questo caso i Materials (-14,5%) e Telecom Services (-10,1%).
Le revisioni al rialzo delle stime sugli utili, come quella su Monsanto e alcune aziende del settore energetico, incluso Chevron e Exxon Mobil, sono state compensate dalle revisioni al ribasso ad esempio sulle società Utilities. Se le stime dovessero essere confermate, la crescita zero rispetto al 2011 del 1° trimestre 2012 andrebbe ad interrompere la sequenza di 9 trimestri consecutivi di crescita.
La revisione al ribasso sulla crescita degli utili del 1° trimestre da parte degli analisti è da imputare a 3 fattori: minor crescita del Pil Usa, rallentamento del ritmo di crescita delle economie emergenti e la recessione in alcuni paesi dell'area Euro.
Considerando le stime di crescita seppur contenute, gli utili globali per le aziende dell'S&P 500 a 12 mesi si dovrebbero attestare a 108 dollari, il che significa un Price/Earnings di 12,8. La linea cumulativa dell'Earnings per Share ha superato un anno fa il picco dell'ottobre 2007, quando l'S&P 500 quotava 1.550 punti rispetto agli attuali 1.380. Tra l'estate e l'inizio dell'autunno del 2007 si era quindi disposti a comprare le principali aziende Usa pagando un Price/Earnings di 14,90 quando il rendimento del Treasury Note decennale era superiore al 5%, mentre ora è poco sopra il 2%. E' evidente che sia da un punto di vista assoluto che da quello relativo, rispetto al rendimento offerto dall'obbligazionario governativo, l'azionario Usa è ancora sottovalutato.

Analisti quindi ancora una volta troppo prudenti nel redigere le stime sugli utili delle aziende Usa?
Paolo Calcinari
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Boom di dividendi per le aziende USA |
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In un recente report di FactSet viene evidenziato che il numero di aziende quotate nell'S&P 500 che pagano un dividendo ha raggiunto il picco massimo degli ultimi 12 anni, 393 alla fine del 4° trimestre 2011.

Il totale dei dividendi pagati da queste aziende nel 2011 hanno raggiunto la cifra di 260,8 miliardi di dollari, una crescita rispetto all'anno precedente del 16,1%.

Le aziende del settore finanziario, materiali di base e tecnologia hanno registrato i maggiori incrementi anno su anno dei dividendi per azione (40%, 28,4% e 23,5% rispettivamente). È interessante notare che la maggioranza (53,5%) delle aziende nel settore tecnologico hanno pagato un dividendo nel 201, rispetto al 17,9% del luglio 2002, un segnale evidente che questo settore è in piena maturazione.
Uno dei motivi principali per cui gli investitori devono guardare ai dividendi di una società è per comprendere meglio la crescita futura attesa degli utili. Ad esempio se un'azienda presenta una crescita costante del 10% del dividendo, senza indebitarsi per sostenere il tasso di crescita dei dividendi oppure senza aumentare il "payout" (percentuale degli utili distribuiti tramite i dividendi), si può affermare che gli stessi utili dell'azienda sono in crescita del 10% annuo.
Questo tipo di affermazione, verificata con dei back-test, vale però se si esclude dal campione di aziende dell'S&P 500 le società finanziarie (banche comprese) e le aziende farmaceutiche. Infatti, l'insieme di aziende che ha registrato la maggior crescita del dividendo (1° quartile) hanno poi sotto-performato l'indice S&P 500 Total Return (dividendi compresi), mentre le aziende presenti negli altri 3 quartili hanno fatto meglio dell'S&P 500.
L'influenza negativa sul settore farmaceutico delle nuovi leggi Usa e le difficoltà del settore finanziario, conseguenza dello scoppia della bolla immobiliare, sono note a tutti, non si può quindi evitare di considerare i fattori macro che possono influenzare negativamente (o positivamente) un settore e di conseguenza i relativi dividendi.

I grafici colorati rappresentano l'extra-performance del gruppo di aziende rispetto all'S&P 500.
Altro fattore da non sottovalutare riguardo alle aziende Usa è il fatto che le stesse presentano livelli elevati di liquidità nei bilanci con un rapporto di "payout" storicamente ancora molto basso. Si può quindi scommettere su di un trend di crescita dei dividendi non tanto in conseguenza della crescita degli utili ma per l'aumento del "payout".

Certamente una modifica della tassazione dei dividendi per le partecipazioni qualificate, ora al 15% (ai minimi dal 1980), potrebbe penalizzare queste aziende, come osservato in un recente articolo del Wall Street Journal. In questo caso un aumento del "payout" sarebbe scontato.

Performance etf DJ Select Dividend rispetto all'etf Spy (S&P 500) ultimi 3 anni.
Paolo Calcinari
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Marzo 2012 13:20 |
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I gestori di fondi tornano sul rischio |
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Lunedì 23 Gennaio 2012 22:01 |
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Dall’ultimo sondaggio mensile condotto da BofA Merrill Lynch Research e pubblicato il 17 gennaio, cui hanno partecipato 286 gestori mondiali (in prevalenza USA) per un patrimonio totale in gestione di 818 miliardi di dollari, emerge una rinata fiducia e ottimismo sulle prospettive dell’economia mondiale e di conseguenza una maggiore propensione al rischio.
Il rally messo a segno dagli indici mondiali dall’inizio dell’anno è, infatti, frutto di un riposizionamento dei gestori mondiali verso l’asset class azionaria.
Il differenziale tra chi ritiene che l’economia mondiale sia destinata a peggiorare nei prossimi mesi e chi no è crollato al 3% contro il 27% di dicembre. Il maggior miglioramento in termini di differenziale netto riguardo alle prospettive economiche dal maggio 2009.
La percentuale di cash (liquidità) nei portafogli è tornata ai livelli pre-crisi del Luglio 2011, al 4,4% dal 4,9% di dicembre.
Nonostante la riduzione della liquidità in portafoglio i gestori mondiali mantengono un’impostazione ancora difensiva, infatti, il differenziale tra chi si assume un livello di rischio in portafoglio inferiore al normale, è ancora positivo seppure in calo al 33% dal 42% di dicembre.
L’approccio ancora difensivo è in buona parte dovuto al rischio geopolitico percepito dai gestori mondiali, i quali lo considerano superiore al normale nel 69% del campione contro il 48% di dicembre. Gli indici e i settori azionari che hanno beneficiato maggiormente della riduzione di liquidità nei portafogli sono stati: il mercato Usa, i settori ciclici di alta qualità come l’energia e la tecnologia.
Nonostante le attese di un miglioramento globale dell’economia i gestori si mantengono scettici sulle prospettive del mercato azionario europeo ed in particolare sul settore finanziario europeo.
E’ migliorata la fiducia sulle capacità di generare utili da parte delle aziende quotate, di cui si prevede un aumento degli investimenti. Secondo i gestori partecipanti al sondaggio il 55% afferma che le aziende stanno investendo al di sotto del loro potenziale, la lettura più elevata da 10 mesi a questa parte.
Rimane il divario tra gli Stati Uniti e l’Europa quale luogo da preferire per gli investimenti azionari. Il differenziale tra chi stima utili migliori per le aziende Usa rispetto al resto del mondo ammonta al 56% contro il 50% di dicembre. Prudenza invece sull’Europa, dove il differenziale di chi aspetta utili peggiori rispetto al resto del mondo si mantiene elevato, il 70% contro il 72% di un mese fa.
Questa maggior sicurezza dei gestori sulle aziende Usa si è trasformata in un aumento del sovrappeso delle azioni Usa, il differenziale tra i gestori che le sovra-pesano e quelli che le sotto-pesano è cresciuto al 28% dal 23% di dicembre.
I gestori che sotto-pesano le azioni Europee rispetto a quelli che le sovra-pesano sono calati al 31% netto dal 35% di dicembre, rimanendo il secondo valore più basso della storia del sondaggio. Pur rimanendo la tecnologia il settore preferito, i gestori americani sono meno pessimisti sulle banche Usa. Il ritorno d’interesse dei gestori americani sulle banche non si è riscontrato tra i gestori europei verso le banche europee. Il differenziale netto dei gestori americani che sotto-pesano le banche in portafoglio è calata al 16% dal 32% di dicembre, al contrario i gestori europei hanno aumentato il loro sotto-peso verso le banche al record del 50%.
Dal punto di vista del sentiment il dato migliore che poteva uscire dal sondaggio è l’ulteriore calo della leva finanziaria nei portafogli degli hedge funds, scesa al 1,22 dal 1,44 di dicembre, il dato più basso degli ultimi 17 mesi (agosto 2010).
Che indicazioni dal punto di vista "contrarian" si possono trarre dal recente sondaggio? E' evidente che il sotto-peso dei gestori mondiali sul mercato azionario Europeo, complice la crisi dei debiti sovrani, oltre che degli stessi gestori europei sul settore finanziario, è il terreno più fertile per avvere nei prossimi mesi delle sorprese positive sugli indici dell'Area Euro rispetto a quelli Usa. Il differenziale di performance, calcolato in Euro, dell'S&P 500 da 2 anni a questa parte ha superato il 30% rispetto al DJ Eurostoxx 50 e addirittura il 60% in confronto all'indice della Borsa Italiana.

Un differenziale che nelle ultime settimane si sta restringendo soprattutto a vantaggio del mercato azionario italiano.
Paolo Calcinari
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Rischio debito Italia in calo (nel breve termine.....) |
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Venerdì 13 Gennaio 2012 09:20 |
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Le aste di ieri sui Bot Italiani hanno probabilmente marcato un "turning point" per il rischio debito Italia. Saranno state le aperture della Merkel, manifestate nella conferenza stampa successiva all'incontro con il PM Monti a Berlino del giorno prima, sulla possibilità di aumentare la dotazione del fondo salva stati permanente (ESM), sta di fatto che gli investitori sono tornati a comprare titoli di stato italiani, soprattutto a breve termine, accettando questa volta tassi in netto calo.
Una conferma del miglioramento evidenziato già nel mese di Dicembre con il varo della manovra finanziaria.

(tasso Italia 1 anno)
(tasso Italia 2 anni)
Ormai tutti considerano lo spread Btp/Bund quale barometro del rischio sul debito Italia, ma tra gli esperti si guardava con maggiore apprensione all'elevato livello dei tassi a breve termine, che a fine novembre sulla scadenza 1 anno aveva superato l'8%, ma anche alla curva dei tassi italiani che in quel periodo era invertita, cioè i tassi a breve erano superiori a quelli a lungo termine.
Una curva dei tassi invertita o negativa è un brutto segnale e implica dal punto di vista della solvibilità di un emittente un rischio default che si avvicina a passi veloci.
Ieri il Tesoro Italiano ha collocato 8,5 miliardi di euro di Bot a 12 mesi con un tasso che si è più che dimezzato rispetto all'asta di Dicembre, al 2,7% di gran lunga inferiore a quello raggiunto sul mercato secondario a novembre all'8,5% prima dell'incarico all'attuale governo tecnico di Mario Monti. Probabilmente un contributo al buon esito dell'asta Boti può essere motivato anche dal fatto che ora le banche italiane, finanziandosi a tassi dell'1% alla BCE per importi illimitati e fino a 3 anni, hanno approfittato dei tassi a breve nettamente superiori offerti dal Tesoro Italiano.
Analizzando ora la curva dei tassi italiani, non più invertita, si può dire che il rischio default dal breve termine si è spostato sul lungo termine dato che ora la curva è molto ripida tra le scadenza 3 mesi e 10 anni.
Il grafico seguente confronta la curva dei tassi italiani di ieri (bianco) con quella di un mese fa (arancio), possiamo notare il cambio netto sul breve termine, con il tasso a 3 mesi sceso dal 5% a poco sopra l'1% e il tasso a 1 anno sceso dal 5,7% al 3%

Insomma i problemi, con l'ammontare del debito enorme dell'Italia e le prospettive di recessione, sono stati rimandati e tutt'altro che risolti. La soluzione alla crisi del debito dell'Area Euro a questo punto non può che essere Europea e non demandata ai singoli stati.
Paolo Calcinari
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Le 10 sorprese per il 2012 di Byron Wien |
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Mercoledì 11 Gennaio 2012 16:43 |
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Tra la fine dell'anno e l'inizio del nuovo analisti e banche d'affari stilano i loro "outlook" per l'anno appena iniziato. Diamo anche noi il nostro contributo prendendo a prestito le "10 Sorprese di Byron Wien" per il 2012, in linea con la filosofia "contrarian" del nostro sito.
Byron Wien per decenni è stato US strategist a Morgan Stanley ed ora è un Senior Advisor del gruppo Blackstone (principale operatore nel Private Equity). Dal 1986, all'inizio di ogni anno, stila una lista di 10 eventi per l'anno in corso che nessuno si aspetta ma che, secondo il suo punto di vista, hanno una probabilità di realizzarsi superiore al 50%.
Nel Gennaio del 2011 le 10 sorprese erano:
1. l'economia americana cresce del 5% ed il tasso di disoccupazione scende sotto il 9% (errata) 2. il tasso decennale dei governativi americani arriva al 5% (errata) 3. l'indice S&P 500 sale fino a 1.500 grazie alla ripresa economica, ma corregge nella seconda metà dell'anno a seguito del rialzo dei tassi di interesse (errata) 4. il prezzo dell'oro arriva a $1.600 (giusta) 5. la Cina decide di utilizzare la propria valuta in modo aggressivo per limitare la crescita dell'economia entro il 10% e prevenire un rialzo dei prezzi superiore al 5% (giusta) 6. l'aumento del tenore di vita nei paesi emergenti fa salire la domanda per le materie prime agricole (errata) 7. il mercato immobiliare americano migliora, anche se il numero di case invendute rimane elevato, il problema di sovra-offerta si riduce considerevolmente ed i prezzi ricominciano a salire (giusta) 8. la domanda da parte dei paesi in via di sviluppo porta il prezzo del petrolio a $115 al barile (giusta) 9. il presidente Obama, frustrato dalla mancanza di progressi contro i talebani e la corruzione del governo Karzai, accelera il ritiro delle truppe dall'Afghanistan (giusta) 10. Angela Merkel guida le riforme finanziarie in Europa: i paesi più deboli vengono ulteriormente aiutati dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale mentre implementano i loro programmi di austerità e la crisi finanziaria europea migliora. (errata)
Cinque delle dieci sorprese si sono verificate.
Queste le sorprese secondo Wien per il 2012, come riportato nel sito di Blackstone:
1. L'estrazione di petrolio e gas dalle rocce scistose inizia ad assumere una dimensione rilevante. Il prezzo del petrolio scende a $85 al barile e gli Stati Uniti diventano meno dipendenti dal Medio Oriente. L'aumento della produzione in Libia e Iraq e la minore domanda derivante dal rallentamento economico contribuiscono al calo del prezzo.
2. Gli utili delle aziende americane continuano a migliorare, portando l'S&P 500 a 1.400. I prezzi delle materie prima rallentano e le aziende leader americane rispondono al rallentamento della crescita aumentando l'utilizzo della tecnologia, riducendo la componente logistica di beni e servizi, mantenendo così buoni margini.
3. L'economia Americana cresce del 3% ed il tasso di disoccupazione scende sotto l'8%. Investimenti, esportazioni e consumi guidano la ripresa economica, a dispetto dell'aumento delle tasse. Il calo del prezzo del petrolio e l'aumento dei mercati finanziari portano ad un aumento della fiducia dei consumatori e della loro spesa.
4. La ripresa economica e la diminuzione della disoccupazione aiutano il Presidente Obama a convincere gli elettori che non ha fatto un pessimo lavoro. I Democratici vincono alla Camera e perdono il Senato.
5. L'Europa riesce a finalizzare un accordo per risolvere i problemi del debito sovrano e si muove verso un'unione fiscale. La Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale, l'EFSF (European Financial Stability Facility) e l'Unione Europea lavorano insieme per mantenere tutti i paesi all'interno dell'Unione e a mantenere l'euro come valuta dell'Unione. La Grecia subisce una forte ristrutturazione del debito, Spagna e Irlanda rafforzano i loro bilanci nel corso dell'anno, ma l'Italia soffre una ristruttrazione "volontaria". Si riesce ad evitare il crollo delle banche, ma l'austerità imposta comporta una recessione in Europa.
6. I computer rimpiazzano le armi convenzionali, quali armi principali utilizzate da terroristi e avversari geopolitici. Hackers asiatici e dell'Est Europa invadono i database delle principali istituzioni finanziarie internazionali, causando chiusure temporanee delle banche.
7. Preoccupati dalla rapida crescita dell'offerta monetaria nei paesi sviluppato, gli investitori comprano le valute dei paesi Scandinavi, Australia, Singapore e Korea.
8. Il Congresso decide che deve agire prima delle elezioni di novembre per gestire il fallimento del Super Committee per creare un programma di riduzione del deficit di bilancio per $1.200 miliardi nei prossimi 10 anni. La spesa per difesa e sanità vengono tagliate in modo considerevole, vengono ridotti i sussidi all'agricoltura e vengono modificati i benefici fiscali per petrolio, gas ed immobiliare.
9. La Primavera Araba porta alla fine del regime di Bashar al-Assad in Siria, il che indebolisce anche Hamas, Hezbollah e isola ulteriormente l'Iran.
10. Dopo due anni di mercati azionari difficili, i mercati emergenti riescono ad ottenere delle buone performance. La crescita rallenta ma le buone valutazioni permettono a Cina, India e Brasile di apprezzarsi del 15-20%.
Paolo Calcinari
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